Mi rivolgo alla persona che mi ha fatto una domanda 4 giorni fa, bè, ho risposto.
Adesso dicono che è un bravo bambino perché se ne sta in un angolo a giocare da solo senza dare fastidio, e tra dieci anni diranno che è sempre stato problematico.
— Tolstoj
— Alexandre Dumas.
— David Grossman.
Ehm. Sono tornato. Miniatura orrenda e balbuzie. Ciao.
Sapevo che sarebbe stato difficile. Lo sapevo. Ma la paura. La fottuta paura. Non pensavo se ne potesse provare così tanta da rimanere atterriti, bloccati. Ho sempre pensato alla paura come quella sensazione sgradevole che ti prende quando cammini in un bosco di notte, o quando perdi il controllo dell’auto o quando un uomo ti punta una pistola addosso. Ma la paura di non farcela, la paura di vivere, non ha niente a che vedere con tutto questo. Non è una sensazione sgradevole. Non è una sensazione, è tangibile, pesante. Non è una sensazione, è il mondo, è lo spazio intorno, è lo spazio dentro, è nei volti degli altri, nei gesti degli altri; deforma tutto. La notte dormi sempre di meno e quando capita urli e ti agiti. La paura è silenziosa, ti stringe i polsi con le sue dita sottili, ti porta delicatamente in un posto in ombra, in un posto che sa di nero, sangue e metallo. In un posto freddo e arido che secca la bocca e blocca le grida, ti porta via le lacrime e con il suo gelo ti spegne.
— Jack Kerouac.